Pandemia, aumentano ansia e depressione tra giovani e donne: i dati

Il Covid-19 non ha procurato solo disagi legati alla salute fisica o problemi che si sono tradotti in una recessione economica del Paese. Le paure sul presente e sul futuro hanno investito soprattutto i giovani e in particolar modo le donne, che negli ultimi anni hanno visto aumentare i rispettivi casi di ansia e depressione, direttamente o indirettamente legati alla pandemia. Stando agli studi di alcuni ricercatori australiani, è stata la chiusura delle scuole e turbare i ragazzi, mentre le donne sarebbero state sopraffatte dalla quotidianità della vita domestica, divenuta totalmente centrale al punto da far emergere relazioni malsane o crisi di coppia ed episodi di violenza dovuti alla convivenza forzata. Nella fattispecie, da marzo 2020 ad oggi sarebbero comparsi almeno 75 milioni di casi d’ansia e più di 50 milioni di casi di depressione in più rispetto al passato. Da 193 milioni di soggetti depressi in tutto il mondo si è arrivati a sfiorare i 250, mentre i 300 milioni di persone che soffrivano d’ansia sono diventati 374.

Ogni volta che veniva comunicata una nuova misura restrittiva il rischio di nuovi episodi patologici era dietro l’angolo. Già nel 2020 un terzo della popolazione italiana aveva manifestato sintomi da depressione e in molti si sono rivolti a servizi e strumenti di supporto psicologico per combattere e superare l’isolamento e il distanziamento sociale. Lavoro, studio, famiglia: ogni impegno ha visto moltiplicarsi tutto d’un tratto il dispendio di energie, complici gli svariati e mutevoli accorgimenti dai quali non ci si è potuti esimere. Soprattutto in questo periodo storico trovare uno psicologo per il trattamento e la cura dell’ansia si è reso indispensabile anche per tanti italiani: una scelta non facile per chi non aveva mai avuto bisogno di un supporto di questo tipo o ne era sempre rimasto spaventato in passato. La pandemia non è ancora terminata, ma i mezzi per resistere si sono nettamente moltiplicati rispetto a 2 anni fa.

Tra isolamento e medicina a distanza

Soprattutto chi ha subito il contagio da Coronavirus ha visto svilupparsi il rischio di cadere in una psicosi, esattamente come chi soffriva già di qualche patologia mentale: si parla per l’esattezza di una persona ogni 25. L’isolamento forzato si è rivelato traumatico sia per chi aveva vissuto episodi di claustrofobia sia per chi era solitamente abituato a vivere al di fuori delle mura domestiche, come ad esempio gli atleti professionisti e gli sportivi amatoriali. L’incidenza dei disturbi psicologici riconducibili a depressione e ansia è incrementata del 25% in tutto il globo. Anche se la maggior parte delle persone tende a non imbattersi in questo tipo di problema, il dato dei casi attualmente in circolazione non può essere trascurato. Stiamo parlando comunque di un disagio dal quale è possibile uscire in tempi ragionevolmente brevi, se non ignorato. Il boom della pandemia ha portato indirettamente a un potenziamento della telemedicina e delle piattaforme digitali sanitarie e anche chi lavora in regime di smart working può usufruirne senza sacrificare le attività lavorative. A poco a poco, l’opinione pubblica si sta rendendo sempre più conto dell’importanza della salute psicofisica.

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